In un periodo come quello che stiamo vivendo, con la paura costante che le risorse del nostro pianeta possano gradualmente esaurirsi, è normale sentire parlare sempre più spesso di sviluppo sostenibile. In questo articolo vogliamo andare a definire il concetto di sviluppo sostenibile e la sua conseguente applicazione nel campo della moda, quindi come si è sviluppata la moda ecosostenibile e quali sono i principali brand ecosostenibili, in Italia e all’estero.

Indice

Lo sviluppo sostenibile

Lo sviluppo sostenibile, tema ora più che mai attuale, è stato definito nel tempo in vari modi.

Come indica il WWF nel suo “Living Planet Report”, vuol dire imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta. Quindi lo sviluppo sostenibile è la capacità della nostra specie di riuscire a vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.

È un nuovo paradigma di sviluppo ideato nel XX secolo per affrontare i grandi problemi ambientali del mondo e la scarsità delle risorse naturali. Al momento lo sviluppo sostenibile è ancora un concetto accademico, un futuro a cui tendere, anche se la comunità internazionale sta cercando progressivamente di attuarlo.

E’ proprio nella metà del XX secolo che il modello di sviluppo tradizionale entra in crisi. Lo sfruttamento delle risorse naturali causa il rapido depauperamento delle riserve. Si manifestano i primi problemi di scarsità delle risorse e i primi problemi ambientali su scala globale.

Nel paradigma della sostenibilità la crescita economica è in correlazione diretta con la tutela ambientale, non è più in antagonismo. Questo permette di affrontare meglio il problema della scarsità delle risorse e dell’inquinamento.

Per ottenere uno sviluppo sostenibile delle società umane è necessario che:

  • l’intervento umano sia limitato entro le capacità di carico dei sistemi naturali conservandone la loro vitalità e la loro resilienza;
  • il progresso tecnologico per la produzione di beni e servizi venga indirizzato all’incremento dell’efficienza piuttosto che all’incremento del flusso di energia e materie prime;
  • i livelli di prelievo delle risorse non rinnovabili ecceda le loro capacità rigenerative;

• l’emissione di scarti e rifiuti (solidi, liquidi e gassosi) dovuti al metabolismo dei sistemi sociali non ecceda la capacità di assimilazione dei sistemi naturali

Sviluppo sostenibile e fast fashion, quanto inquina l’industria della moda

Proprio in tema di sviluppo sostenibile c’è da dire che uno dei business più inquinanti al mondo è quello della moda.

Il fast fashion o moda veloce, ha ridisegnato e dominato il settore della moda sin dagli anni ’90. Tale modello ha contribuito cospicuamente alle enormi emissioni di gas serra prodotte da quest’industria e, in generale, al suo devastante impatto ambientale.

Il fast fashion è un modello che promuove la produzione di abbigliamento economico in modo così veloce da essere sempre in linea con le più recenti tendenze della moda.

Il termine “fast fashion” fa riferimento al modo in cui grandi rivenditori quali TopShop, Primark, Forever21, Zara sono oggi in grado di trasformare l’idea di un disegnatore in un articolo disponibile al pubblico nel giro di poche settimane. Il moltiplicarsi di questi brands ed il loro successo nel fornire alle masse abiti economici e di tendenza hanno condotto ad un grosso cambio nel comportamento dei consumatori.

I risultati di tale consumismo sfrenato sono rifiuti, inquinamento e sfruttamento. Al fine di ridurre al minimo i costi di produzione e di garantire un costante rinnovo degli abiti in vetrina, le aziende si sono spinte molto lontano.

La conseguenza più nota e ben documentata del fast fashion sono i luoghi di lavoro caratterizzati da condizioni lavorative povere e socialmente inaccettabili. Ma anche un notevole peggioramento degli standard di qualità. Qualità e durevolezza sono state infatti messe da parte a favore di vestiti estremamente economici, che soddisfano le ultime tendenze ma che saranno fuori moda già la stagione successiva.

Il problema principale di tutto ciò è costituito dall’enorme quantità di vestiti che ogni anno finisce nelle discariche.

Un altro enorme problema di questo business riguarda la produzione di questi indumenti.

I vestiti sono composti da vari tipi di materiali, spesso un mix di più tessuti, ognuno dei quali coi propri vantaggi e svantaggi in termini di comfort, durata e costi di produzione. Il cotone si trova nel 40% degli indumenti mentre le fibre sintetiche, come poliestere e nylon, ben nel 72% di essi. Entrambi questi tipi di tessuti sono stati molto criticati per il proprio impatto ambientale.

Sono le gigantesche dimensioni dell’industria della moda e l’enorme quantità di tessuti prodotti ogni anno a rendere così grave l’impatto ambientale di tale settore. Le fabbriche tessili consumano moltissima energia e di conseguenza emettono elevate quantità di gas a effetto serra. L’80% dell’energia utilizzata nell’industria della moda è consumata proprio da queste fabbriche e la maggior parte di esse opera in Cina, paese ancora dipendente dal carbone per la produzione di energia.

Molte fabbriche tessili scaricano nei fiumi rifiuti chimici non trattati. Ciò ha reso alcuni grandi fiumi fra i più inquinati al mondo. Alcuni tratti di questi fiumi sono ormai praticamente inabitabili per pesci e altri animali.

Nelle comunità che vivono vicino a fiumi altamente inquinati, in particolare nelle vicinanze degli scarichi delle fabbriche tessili, sono stati rilevati alti tassi di cancro e di altre malattie.

Movimenti per lo sviluppo sostenibile come Slow Fashion e Fashion4Climate sono nati proprio per cercare di affrontare il problema alla radice, incoraggiando i consumatori ad acquistare capi di abbigliamento durevoli e prodotti in modo ecosostenibile. Ciò include l’acquisto di tessuti come il lino, la canapa, il cotone organico, la lana o tessuti riciclati. I marchi di qualità ecologica invece mirano a informare i consumatori sulla provenienza dei loro abiti e su come essi sono stati prodotti proprio per garantire uno sviluppo sostenibile.

Sviluppo sostenibile e moda ecosostenibile

L’idea alla base della moda ecosostenibile è la continua ricerca di materiali che siano ecologici e rinnovabili, non dannosi per l’ambiente e con il minimo spreco di risorse naturali.

Il suo obiettivo è quello di minimizzare il danno e l’impatto ambientale. La moda ecosostenibile viene realizzata con fibre prive di pesticidi, viene realizzata utilizzando energia proveniente da fonti alternative e presta particolare attenzione al riciclo e alla riduzione complessiva di acqua e rifiuti chimici. La moda ecosostenibile utilizza coloranti a basso impatto, privi di sostanze cancerogene e dannose sia per la nostra pelle che per la nostra salute.

Nello specifico, la definizione “moda ecosostenibile” non indica solamente come avviene la filiera produttiva di abiti e accessori, ma opera nel completo e totale rispetto delle persone e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e degli animali. L‘ecosostenibilità della moda si basa su principi chiari e ben definiti:

– Condizioni di lavoro dei dipendenti e delle persone: per combattere lo sfruttamento dei lavoratori (bambini in particolare) la manodopera viene tutelata rispettando il contratto, l’orario, il compenso, le condizioni e l’ambiente di lavoro.

– Produzione etica: lotta contro i principi e il concetto della produzione rapida, veloce e costante. Nell’eco-fashion l’intera filiera produttiva è focalizzata nel ridurre il più possibile l’impatto che ha sull’ambiente e l’ecosistema: per esempio, non vengono usati concimi chimici e pesticidi nella coltivazione delle piante tessili e utilizzando fibre alternative, abbattendo così consumi energetici e l’impiego di inquinanti per l’ottimizzazione della logistica. Anche il tema della riduzione dell’uso dell’acqua per la fabbricazione dei capi è un tema molto sensibile per le aziende, che oggi utilizzano stoffe ecologiche come il lino e la seta.

– Diritti degli animali: lo sfruttamento, il maltrattamento e l’uccisione degli animali per la produzione di lana, pelli, pellicce, avorio e tutti i derivati sono banditi in favore di soluzioni alternative e totalmente cruelty free. A garantire che l’abbigliamento sostenibile sia effettivamente tale ci sono apposite certificazioni, rilasciate da enti internazionali e locali.

Negli ultimi anni le maison e le aziende non si sono limitate a rendere la propria filiera produttiva più sostenibile, ma hanno cercato di divulgare e trasmettere questa visione di sviluppo sostenibile nel modo più semplice ed efficace, tramite celebrità e influencer. Precursori di tendenze e mode, attori, cantanti, modelli e affini sfruttano la loro visibilità e la loro presenza sui social network per promuovere giuste cause. Ma anche acquistare prodotti di moda certificati equivale a salvaguardare la salute del nostro pianeta, quella di noi esseri umani e di tutte le creature viventi e quindi favorire uno sviluppo sostenibile.

“Detox” e Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC) sono solo due tra i molteplici e numerosi programmi di sviluppo sostenibile che, ponendosi come guide per le aziende, si prefissano come obiettivo di divulgare e sensibilizzare le aziende, i consumatori e gli individui rispetto ai concetti dell’eco-fashion.

Sviluppo sostenibile e i brand ecosostenibili

Dopo Stella McCartney, Vivienne Westwood e Giorgio Armani, a fine 2017 anche Gucci, Michael Kors e Jimmy Choo hanno aderito alla Fur-Free-Alliance, rinunciando a utilizzare nelle loro collezioni qualsiasi tipo di pelliccia animale.

Ma i marchi che scelgono di produrre abbigliamento sostenibile sono sempre più numerosi e a fianco dei grandi nomi compaiono anche nuovi brand ecosostenibili dinamici e intraprendenti come Quagga, un marchio emblema dell’eco-fashion: sostenibili e responsabili, i capi vengono realizzati in contesti sociali etici e privi di discriminazioni. Il punto di forza del brand ecosostenibile sono i materiali, costituiti da fibre 100% riciclate e prive di sostanze chimiche o nocive. A tutto ciò, poi, il brand riesce ad unire anche la bellezza, il comfort e il design sempre attuale, per ricordare ai consumatori che concentrarsi sull’etica non vuol dire allontanarsi dall’estetica.

Nel ricco e ampio panorama della moda sostenibile anche molte griffe italiane stanno abbracciando questa politica, impegnandosi in progetti di sviluppo sostenibile etici e solidali. Nel nostro paese esistono moltissime realtà che sensibilizzano i consumatori e noi vogliamo parlarvi di alcune di esse.

Carmina Campus è un brand ecosostenibile fondato nel 2006 da Ilaria Venturini Fendi—la più giovane delle figlie di Anna Fendi—la quale, dopo aver preso una pausa dal mondo della moda dedicandosi all’agricoltura biologica, è tornata alle sue origini unendo i valori del lusso alla responsabilità etica d’impresa. Carmina Campus dona seconda vita a materiali di recupero trasformandoli artigianalmente in pezzi unici di design di lusso.

Regenesi. Dal 2008 l’azienda fondata a Bologna rigenera materiali di scarto, convertendoli in oggetti di design e capi di moda. Il progetto vanta collaborazioni con artisti, designer e artigiani internazionali, oltre che il merito di essere stato tra i primi a promuovere in Italia la tematica dello sviluppo sostenibile in relazione alla moda e al design.

Par.co Denim. Un’azienda bergamasca che produce un denim etico e di ottima qualità. Scegliendo fibre naturali e organiche e apportando cambiamenti innovativi nella tradizionale catena di produzione, Par.co Denim riduce significativamente il consumo di acqua e di sostanze chimiche dannose per l’ambiente e i consumatori.

Filotimo. Prende il nome dal concetto greco di philotimia, che racchiude l’idea di un amore per il bene collettivo. E proprio da qui è partito il progetto di Gloria Barana, laureata in design della moda al Politecnico di Milano e fondatrice di questa start-up. Attraverso la semplicità delle linee morbide e le tinte unite dei suoi capi in tessuti organici, Filotimo ci insegna a vestirci responsabilmente, per il nostro benessere personale e quello globale.

Laura Strambi è l’eco-designer di womenswear che ha fatto della moda sostenibile la sua missione. I raffinati capi del suo brand ecosostenibile dalla forte identità femminile e dal design essenziale sono realizzati esclusivamente in tessuti certificati e tracciabili, tra cui il cotone biologico prodotto in Italia appositamente per il suo marchio. Per limitare l’impatto del trasporto e della distribuzione, gli indumenti sono inoltre confezionati e rifiniti solo in laboratori italiani. Un appoggio completo allo sviluppo sostenibile.

Questi sono solo alcuni dei brand totalmente sostenibili nati in Italia.

L’abbigliamento biologico come anche quello in tessuti artificiali ecologici rispettano i diritti umani, rendono la vita più semplice agli animali d’allevamento, inquinano meno in quanto non contengono elementi biotossici per l’uomo, gli animali, e l’ambiente.

Fare la scelta giusta può cambiare davvero le cose.

Secondo te l’impegno dei marchi di moda nell’ecosostenibilità continuerà nel tempo o “passerà di moda”? Scrivici nei commenti!!!

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